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Storia dei Comuni Siciliani...
Provincia di Ragusa
Comiso

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La provincia di Ragusa, la meno estesa e la più giovane delle province siciliane (1926), occupa la parte sud-orientale dell'Isola e si estende su un territorio di 1600 km quadrati per una popolazione di circa 300.000 abitanti. Il paesaggio, la tradizione, il mare, la storia, la rendono un itinerario di studio ricercato e affascinante non lontano, per caratteristiche, da quello più vasto ed altrettanto unico della Sicilia orientale e di tutta l'isola. Le origini storiche della Provincia di Ragusa si inseriscono in quelle di tutta l'isola siciliana, nelle leggende, nelle prime tracce di popolazioni, nelle varie dominazioni che nei secoli si sono succedute, lasciando tutte un segno oggi ancora evidente nell'architettura e nell'arte delle città e del territorio. Venendo da Ragusa, tra gli spalti rocciosi ammantati di carrubi sempre verdi, lo sguardo abbraccia Vittoria, il golfo di Gela, Caltagirone, Acate, Pedalino, l'aeroporto Magliocco e Chiaramonte Gulfi. Tra questi ampi orizzonti l'occhio inquadra, in tutta la sua estensione, la verde valle dell'Ippari che da un lato racchiude insieme alle pendici dei monti Iblei Comiso, una piccola città della superficie di 209 m s.l.m. con 29000 abitanti comprendendo due piccole frazioni Pedalino e Quaglio. Il paese è di aspetto in gran parte tardo barocco, i suoi dintorni sono decorati da una fitta trama di muretti a secco. Nude pietre che, senza aggiunta alcuna, testimoniano l'antica suddivisione del territorio. Il territorio comisano è uno dei più fertili della fascia meridionale della Sicilia. Vi si trovano estese vegetazioni di carrubo, olivo, mandorlo e tutti i tipi di alberi da frutto. Primeggiano la coltivazione della vite e le colture ortive specializzate, favorite dalla abbondanza delle acque. Le principali strade si snodano sinuose, intersecate da centinaia di stradine laterali che si spezzettano in un labirinto di vicoli e gradinate in pietra bianca che scendono verso il centro. Due grandi cupole sovrastano le case come due chiocce tra frotte di pulcini. Nella zona collinare del territorio di Comiso si trovano numerose tracce di insediamenti umani molto antichi dell'epoca paleolitica e neolitica. In queste furono impiantate dai Siculi delle officine di selce, che qui veniva estratta, lavorata ed esportata. Si pensa, inoltre, che in seguito alla colonizzazione greca, nella località del Cozzo d'Apollo, abbia avuto origine la misteriosa Kasmenai, la mitica città che fonti storiche vogliono sia stata edificata fra Kamarina e Akrai. Cospicui sono i resti di costruzioni greche e romane: particolarmente significativo il resto di un mosaico pavimentale romano, trovato nei pressi della Fonte Diana. L'arrivo dei Bizantini, dopo le scorrerie barbariche, dà un nuovo impulso di risveglio quando la città si munisce di mura e i vari nuclei abitativi si riuniscono per formare il casale di Comicio, denominato poi Yomiso. Lo scrittore e geografo Idrisi disse che il paese fu chiamato YOMISO cioè "testa d'acqua" per la presenza di una sorgente: fonte Diana. Altri vogliono far derivare il toponimo sempre dall'arabo, ma da HUMOS, cioè (la quinta parte), che indicava la parte dei territori conquistati, che veniva acquisita direttamente dallo Stato (infatti Comiso fu una porzione delle terre conquistate dai Saraceni e attribuite allo stato musulmano); nella lingua spagnola Comiso significa "confisca". Nel 1693 il terremoto causò il crollo della maggior parte delle case e delle chiese, tra cui la "Madre Chiesa","Sant'Antonio" e la "Madonna del Carmine; rimasero solo la chiesa della "SS. Annunziata", "San Biagio" e poche altre. Tra i comisani illustri ricordiamo Biagio Pace (1889-1955), che fu archeologo e storico insigne, l'estroso pittore Salvatore Fiume (1915-97) e Gesualdo Bufalino (1920-1996) scrittore. Lo scrittore G. Bufalino, che qui nacque, scrive della sua Comiso: "Probabilmente è vero per mille altre città, ma a me piace credere che solo a Comiso (e non parlo solo della Comiso di ieri) ogni cosa si componga e respiri, per naturale destino, in un'aria di perpetua e volubile e lieta invenzione e improvvisazione scenica.

Fonte: Comune

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